L’arte di accordare il pianoforte: intervista a Domenico Matteucci

Oggi è venuto a trovarmi  Domenico Matteucci, accordatore storico di Avezzano (AQ) e tra i più richiesti a livello nazionale. E come al solito, prima e dopo il suo lavoro di accordatura del mio Yamaha U1, ci siamo messi a parlare della sua attività e del suo rapporto con il mondo del pianoforte. Ho voluto quindi riproporvi la nostra conversazione per rendervi partecipe di questo lavoro ai più sconosciuto.

Quando hai deciso di intraprendere l’attività di accordatore?

Innanzitutto sono un grande appassionato di musica da sempre, ho studiato e studio musica. Mia sorella è una pianista (docente di Conservatorio, ndr). Nel 1978 mio padre aprì un negozio di pianoforti qui ad Avezzano in collaborazione con Angelo Fabbrini (uno dei più grandi accordatori al mondo, anch’egli abruzzese), e vendendo pianoforti mi sembrava impensabile non conoscere almeno gli aspetti basilari dello strumento. Andai quindi da  Fabbrini per capirne di più. Poi il negozio chiuse diversi anni dopo. Ma in me rimase qualcosa dentro. Sentivo ancora l’esigenza di continuare in quell’attività. Nel 1987 raggiunsi di nuovo Fabbrini, questa volta per studiare da lui ed apprendere la sua arte di accordatore. E’ iniziato poi un lungo apprendistato, che mi ha portato anche da Nazzari, a Cremona.

Esiste in questo campo un corso di laurea o, come nel caso della musica, un “Conservatorio” degli accordatori?

Esistono molti corsi di specializzazione ed aggiornamento, rivolti principalmente però per tecnici accordatori già navigati ed introdotti al mestiere. Molti di questi sono organizzati dalla A.I.A.R.P. (Associazione Italiana Accordatori Restauratori Pianoforti), di cui sono stato coordinatore regionale. Non esistono corsi parificati ad un corso di laurea nel nostro mondo. Il nostro lavoro è estremamente empirico, basato sull’esperienza. Il lavoro sul campo è fondamentale.

Quindi da quando ci si può definire dei professionisti nel settore?

In Germania “esci” dalla fabbrica (la formazione lì avviene nelle grandi aziende costruttrici di pianoforti) dopo tremila accordature. Tremila! Solo dopo questo gavetta puoi uscire ed accordare pianoforti da professionista. Sia ben chiaro, dopo tremila accordature puoi mettere mano a pianoforti di privati e tenuti in casa. Per pianoforti da concerto è ancora presto. Io al momento sono a quota cinquemila, con più di mille e cinquecento concerti alle spalle.

Immagino che oggi, con l’avvento della tecnologia, sia difficile avere una esperienza tale.

Esattamente. L’avvento della tecnologia e degli strumenti digitali ha ridimensionato questa professione. Uno strumento digitale non ha bisogno di essere accordato, e di conseguenza un accordatore raggiunge molto più difficilmente questa esperienza. Sia ben chiaro, la tecnologia è ben accetta e ha molti aspetti positivi. Ma molti pianoforti acustici sono stati sostituiti in casa da pianoforti digitali. E quindi anche chi fa per professione la mia attività investe molto meno sulla formazione e l’aggiornamento.

A proposito di pianoforte domestici: ogni quanto occorre accordare un pianoforte tenuto in casa?

La tenuta dell’accordatura di un pianoforte risente di molti fattori. Essendo uno strumento in legno, risente di sbalzi di temperatura e umidità. Senza entrare troppo nello specifico, se tu stai bene, il pianoforte starà bene! Sbalzi di temperatura e umidità eccessiva nell’aria non sono consigliati, e ovviamente l’accordatura ne risente. Inutile dire che un altro fattore che incide è l’uso che si fa dello strumento. Insomma, non è possibile stabilire una regola precisa, ogni pianoforte ha una storia a se.

Cosa intendi quando dici “Ogni pianoforte ha una storia a sé”?

Ti racconto un aneddoto. Uno dei migliori pianoforti che ho avuto la fortuna di accordare era uno Schulze Pollmann, verticale, utilizzato sia per studio che per concerti. Era appena stato acquistato da una mia cliente e proveniente dalla Svizzera. Lì hanno una cultura incredibile, e questo mestiere ha ancora una valenza altissima. Aprii il pianoforte e trovai delle scritte sulla parte interna dei tasti. C’era una data, una temperatura ed una percentuale su ogni tasto. L’accordatore di quello strumento aveva contrassegnato ogni accordatura indicando data, temperatura dell’ambiente al momento dell’accordatura, e percentuale di umidità nell’aria. Talvolta c’era anche la scritta “concert”, ad indicare l’utilizzo dello strumento per un concerto. Quell’accordatore era stato talmente preciso che ci teneva a precisare anche le condizioni climatiche in cui si trovava lo strumento, quasi a raccontarne la crono-storia. Questo a testimoniare le variabili che possono incidere sull’accordatura e sul suono di uno strumento.

E i lavori di manutenzione di un pianoforte immagino non si limitino alla sola accordatura.

L’accordatura è una piccola parte della manutenzione di un pianoforte. Un lavoro che incide tantissimo sul suono di un pianoforte è l’intonazione. Consiste nel prendere i martelletti del pianoforte, che sono in feltro, e forarli e tastarli. In questa maniera il feltro si ammorbidisce ed il suono cambia completamente. C’è poi tutta la parte che riguarda la  rettificazione della meccanica. Insomma, l’accordatura è solo una piccola parte della manutenzione di un pianoforte.

Oggi, oltre che manutenzione e accordatura, ti occupi anche di restauro.

Si mi occupo anche di restauro. La mia attività oggi è quella di accordatore, vendita e noleggio di pianoforti e inoltre sono reduce da un corso di perfezionamento in restauro di pianoforti che si è tenuto a Cremona. Eravamo tutti tecnici accordatori professionisti e per essere ammessi siamo stati interrogati e valutati anche sull’accordatura di un pianoforte. Oggi restauro pianoforti e in questo momento sono alle prese con uno Steinway & Sons  di 130 anni.

Che dire, buon lavoro Mimmo!

 

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