Gli Intervalli – Appunti di Teoria Musicale

L’articolo di oggi è dedicato all’approfondimento di un argomento basilare dell’armonia: gli intervalli.

“Come gli atomi rappresentano le unità fondamentali della materia, così gli intervalli lo sono per la melodia e l’armonia. Una buona definizione di intervallo è <<Lo spazio tra due note>>” [Tratto da “The Jazz Theory Book” di Mark Levine].

 Gli intervalli possono essere classificati in due grandi categorie: gli intervalli melodici e gli intervalli armonici.

Un esempio di intervallo melodico

 Un esempio di intervallo armonico

 Un intervallo inoltre può essere ascendente, se il primo termine ha un’altezza inferiore rispetto al secondo termine, o discendente, se il primo termine ha un’altezza superiore al secondo termine.

 Passiamo ora alla Classificazione di un intervallo. Stabiliremo infatti “distanza” e la “specie” di un intervallo.

Distanza

La distanza consiste nello stabilire quanti gradi intercorrono tra una nota e l’altra. (esempio: Do-Mi: intervallo di 3ª. Mi-Si intervallo di 5ª).

All’interno di questo articolo ci occuperemo soltanto degli intervalli nell’ambito dell’ottava, anche detti semplici.  E a tal proposito dividiamo questi intervalli in due gruppi:

  • Intervalli di 2ª, 3ª, 6ª, 7ª;
  • Intervalli 4ª, 5ª, 8ª.

E capiamo subito il perché.

Specie

Una volta stabilità la distanza, gli intervalli si distinguono tra loro per specie.

Gli intervalli di 2ª, 3ª, 6ª, 7ª vengono definiti Maggiori quando il secondo termine dell’intervallo appartiene alla Scala Maggiore che ha per tonica il primo termine. Facciamo un esempio. Prendiamo in considerazione il seguente intervallo: Fa – Re

In questo caso, essendo il Fa il primo termine, la scala su cui studieremo l’intervallo sarà quella Fa Maggiore. Stabiliamo la distanza dell’intervallo trovando il secondo termine (il Re) sulla scala.

Essendo il Re il 6° grado della scala di Fa Maggiore, l’intervallo sarà di 6ª Maggiore.

Gli intervalli di 4ª,5ª,8ª vengono definiti invece Giusti quando il secondo termine dell’intervallo appartiene alla scala Maggiore che ha per tonica il primo termine.

Prendiamo in considerazione il seguente intervallo: Re – La

Il primo termine, Re, ci dice che stabiliremo la distanza studiando la scala di Re Maggiore. Andiamo come nel caso precedente a trovare il secondo termine su questa scala.

 

Il secondo termine, La, è il 5° grado della scala. Re-La sarà quindi un intervallo di 5ª Giusta.

 

Un intervallo Maggiore diventa minore se abbasso il secondo termine di un semitono, mentre diventa aumentato se lo aumento di un semitono.

Facciamo un esempio: L’intervallo Mib – Reb

Come in precedenza, studiamo la distanza lavorando sulla scala Maggiore che ha per tonica il primo termine, Mi bemolle Maggiore.

 

Sulla scala di Mi bemolle maggiore, il Re è il 7° grado della scala. Il Reb quindi sarà il 7° grado abbassato di un semitono. L’intervallo Mib – Reb quindi sarà di 7ª minore.

 

Facciamo un esempio di intervallo aumentato: Mib – Re#

In quest’ altro caso invece il Re# è il 7° grado aumentato di un semitono. L’intervallo Mib- Re# sarà quindi di 7ª aumentata.

 

Un intervallo Giusto invece diventa diminuito se abbasso il secondo termine di un semitono, mentre aumentandolo sempre di un semitono si definisce anch’esso aumentato.

Prendiamo ad esempio l’intervallo Do – SolbCalcoliamo la distanza studiando la scala di Do Maggiore.

 

Sulla scala di Do il Sol è il 5° grado della scala. Sol b quindi sarà il 5° grado abbassato di un semitono. L’intervallo Do – Solb quindi sarà di 5ª diminuita.

Facciamo un esempio di intervallo aumentatoIn quest’altro caso invece Sol# sarà il 5° grado alzato di un semitono. Do – Sol# sarà quindi un intervallo di 5ª aumentata.

E se abbasso il secondo termine di un intervallo Maggiore di due semitoni? In quel caso, esso verrà definito diminuito. Se invece lo alzo di due semitoni sarà più che aumentato.

Se abbasso il secondo termine di un intervallo Giusto di due semitoni sarà più che diminuito, se lo alzo di due semitoni sarà più che aumentato.

 

Questo approccio all’individuazione degli intervalli è uno dei tanti approcci possibili, ed è basato principalmente sulla conoscenza della scala Maggiore.

 

 

 

 

 

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